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L’aria che tira

cdpStanotte per la seconda volta in quest’anno sono stati imbrattati la porta e le pareti esterne della casa del popolo di Giulianova con simboli e scritte fasciste e naziste. Non ne abbiamo parlato allora e non ne avremmo parlato ora, per non dar risalto a cotanto schifo. Ma traiamo spunto da questa “pochezza” per tirar su una riflessione che ci permette di guardarci un minimo attorno.

Per guardarci attorno ed esprimere e, si spera, condividere, l’aria che percepiamo. Un’aria che, diciamocela tutta, ci piace sempre meno. Perchè ci piace sempre meno quel clima di rassegnazione, paura ed indifferenza che quotidianamente percepiamo nelle strade che percorriamo. Ci piace sempre meno non avere un confronto, uno scambio e, anche, uno scazzo, con dei contenuti, con chi ci sta attorno. Ci piace sempre meno aver paura di parlare con una persona qualunque, per il timore di incorrere nel più becero razzista e servitore di questa rete, senza forma ed identità, che ci stritola tutti con una normalità disarmante! Perchè, alla fin fine, con quelle cloache che ci imbrattano i posti o le case, possiamo sempre far i conti, ma con la normalità che avanza, con questa normalità, come la mettiamo?
Beh, con essa tocca fare i conti!

Ma per far ciò, dobbiamo sapere con chi abbiamo a che fare. Per fare dei conti, dobbiamo conoscere il valore di ciò che abbiamo avanti. Ed è forse proprio la conoscenza di ciò che abbiamo avanti che più ci spaventa, perché quel che ci si prospetta innanzi ci sembra, sempre più, andare nella direzione opposta rispetto al mondo che abbiamo nel cuore.
Demordere quindi?
Giammai!
I nostri muri ed i nostri luoghi, anche in un giorno di pioggia come oggi, non saranno mai infangati da chi perora la causa della violenza e dell’oppressione dell’uomo sull’uomo. E la foto a lato ne è la riprova e la più bella risposta a chi, per due scritte, attendeva un lamentevole comunicato su cui crogiolarsi. Però è anche un punto di partenza per capire che, oltre il nemico con la testa rasata, in doppiopetto o con la divisa, c’è un tutto un mondo, a noi sempre più distante, che sempre meno ci piace; che sempre meno capiamo e sempre meno ci capisce. Un mondo con cui abbiamo sempre più difficoltà ad interagire, ma con cui hanno molto meno difficoltà i “paladini” della gerarchia, dell’ordine e della violenza. Un mondo che, in gran parte, oggi ci è indifferente se non ostile. Di cui, ovviamente, potremmo infischiarcene, ma visto che c’interessa cambiarlo, per noi stessi innanzi tutto, per noi stessi soprattutto, non ce ne infischiamo. Anzi!
Ci andiamo dentro, in questa merda, cercando di non mangiarla!

Ed è per questo che cerchiamo di capire come a questo punto ci si è arrivati. E ragioniamo sul fatto che, oltre l’opera ossessiva di controllo, pacificazione e repressione che la struttura di governo ha fatto, ci sono tutta una serie di responsabilità ascrivibili alla cosidetta sinistra, una certa sinistra.

Primo fra tutti: una perdita d’identità, di classe soprattutto.

Secondo: un disconoscimento del metodo, un rifiuto, una mistificazione dello scontro, del conflitto.

Terzo: la perdita del sostegno reciproco, mutualistico tra sfruttati.

Quarto: la mancanza di idee da rendere pratiche, la mancanza di sogni, di slanci rivoluzionari.

Potremmo continuare con questo elenco, ma ci fermiamo perché già su questi punti, banali ai più, nascono le prime contraddizioni e le distanze rispetto a quel che abbiamo attorno.

Che fare quindi?

Ripartire da queste cose semplici, riconoscerle, interrogarsi e riconoscersi. Adoperarsi ed agire. Stare nelle strade, nei luoghi dove il potere esprime le sue contraddizioni. Essere presenti in situazioni di scontro e conflitto. Non essere etichettabili, ma al tempo stesso far avanzare contenuti e pratiche nelle lotte. Creare situazioni di sostegno reciproco. Mostrare con le nostre vite che ciò che portiamo nel cuore è alla portata di chiunque. Perchè, alla fin fine, a ripulire un muro bastano un paio d’ore, ma a creare un mondo all’altezza dei nostri sogni, forse possono non bastare le nostre vite, ma è solo con la tenacia, la costanza e la volontà dell’impegno quotidiano che ciò può accadere. Ed è la gioia più bella vivere in questa lotta, che ci fa sentire, con i nostri fratelli e sorelle, fieri e felici!

Posted in casa del popolo, critica radicale.