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Fuori il razzismo dall’università

Volantino distribuito quest’oggi fuori l’Università di Teramo e fuori ad alcuni istituti superiori cittadini, dopo le ultime vicende di stampo razzista avvenute nel territorio.
DOMENICA 25 FEBBRAIO ALLE 18:00
al GAGARIN 61 IN VIA N. SAURO 52
INCONTRO PUBBLICO

Posted in antifascismo, antirazzismo, volantini e manifesti.


Dopo Macerata

Posted in antifascismo.


La nostra battaglia è la più giusta

Antonio  Giuseppe Moro era nato a Ortona dei Marsi (AQ) il 13 settembre del 1894 da Angelo (nato a San Vincenzo Valle Roveto (AQ) intorno al 1855) e da Lucia Filomena Pecce (nata ad Ortona dei Marsi (AQ) il 22 aprile del 1957). Antonio Giuseppe era l’ultimo di otto figli. Il padre era un ambulante di tessuti . Girava per i mercati dei vari paesi con il suo carro trainato da un mulo. E così un giorno conobbe e si innamorò, ricambiato, di Lucia Filomena.

Dopo il matrimonio il padre decise di dedicarsi alla vendita di materiali per falegnami e calzolai e arrivava, per questo, anche a Roma. Poi un’accusa di ricettazione, rivelatasi in seguito priva di fondamento, sconvolse la tranquilla vita della famiglia Moro. Il padre decise allora di emigrare con i due figli più grandi per gli Stati Uniti e precisamente nella città di Lawrence in Massachusetts. In questo periodo la madre, per aiutare il magro bilancio familiare, aprì un piccolo negozio a San Sebastiano. Il ragazzo  si mostrò di salute cagionevole e camminò solo verso i cinque anni. In più aveva una strana  e brutta piaga sulla testa che non sembrava voler guarire. Per questa ferita insegnanti e altri genitori non lo vollero a scuola. Un giorno la mamma lo portò fuori dal paese dove c’era una fontana in onore di Santa Lucia. Continued…

Posted in anarchismo.


… ma più dell’onor potè il digiuno…

Ieri è iniziato il processo contro due compagni per la contestazione alla banda della polizia, a Giulianova, un anno e mezzo fa. Ve ne avevamo già parlato, come vi avevamo già parlato di qualche “mezzo uomo” delle forze dell’ordine, per cui, i compagni sono processati per resistenza ed oltraggio a pubblico ufficiale.
Ieri dunque vi è stata l’udienza filtro per tale processo ed un “cavaliere assai valente”, evidentemente risentito oltremodo, non pago della fantomatica resistenza a pubblico ufficiale, si è costituito anche parte civile, nel procedimento penale, quale parte lesa.
Oibò, il maramaldo si è risentito, tanta è stata la beffa per quella giornata in cui dei buontemponi l’hanno fatta sotto il naso delle guardie…  “e codesta era l’arma sua segreta”…
Questo, quel poco da raccontare dell’udienza di ieri…
Ah, forse da aggiungere, vi è il nome di costui che “anche in tal frangente d’onor si ricoprì”….
Tale Maurizio d’Ignazio, poliziotto.

Posted in repressione.


Rassegna cinematografica “Silvano Agosti”

Posted in casa del popolo.


Per un fronte unito antifascista

Posted in antifascismo.


Com’è bello far le foibe da Trieste in giù…

 

Anche noi, nostro malgrado, entriamo nella polemica riguardante la canzoncina che è stata fatta al corteo dell’altro giorno a Macerata. Non ne avremmo mai parlato, e non lo facciamo certo ora per l’attenzione mediatica che ha avuto. Ma è il caso di scriverne due righe per lo spartiacque che una polemica su siffatta facezia, segna.
Partiamo da un’ovvia considerazione: in assenza del “nulla” di scenico da segnalare dal punto di vista mass-mediatico (di cui in molti andavano alla ricerca), tutta l’attenzione si è concentrata su questa sciocchezzuola….
A dir la verità, c’è anche chi ha urinato, chi ha loffato e chi, addirittura, ha sonoramente ruttato… ma i solerti giornalisti, forse, non se ne sono accorti… sennò chissà quali articoloni sulla pubblica decenza…
Ma tant’è…. Qualcuno si è “macchiato” di quel coro. E quando c’è una macchia, si vuole subito sapere il colpevole. E via di illazioni più o meno fantasiose: sigle in un inglese maldigerito, fantasiosi mondi nord europei ed infine il fatidico nord est….
Insomma, la stampa nazionale, non sapendo di che cazzo scrivere, è andata avanti di cazzata in cazzata pur di avere un miserabile argomento su cui trovare oggetto di discussione.
Ma bastava che ce lo chiedevate a noi e ve l’avremmo detta la verità.
Su cosa?
Come su cosa? Sui cori, su chi l’ha fatti ed altre simpaticherie.
Perché noi lo sappiamo cosa dicevano quei cori e chi l’ha fatti.
Perché, molto semplicemente, l’abbiamo fatti noi!
Oddio, non proprio noi noi, che gestiamo questo sito; ma noi che la storia ed il presente un po’ lo conosciamo e sappiamo e scegliamo soprattutto da che parte stare. In poche parole noi, chiunque di noi, lettori, ascoltatori, compagni, uomini e donne di buon cuore, che sanno da che parte stare.
Riguardo le foibe, ad esempio, c’è ne sarebbe da dire, contro l’opera di revisionismo storico che stan facendo, non solo i fascisti, ma le istituzioni tutte. E servirebbe un articolo a parte per spiegarlo ed un articolo certamente neanche basterebbe. Per questo, sull’argomento, rimandiamo a questo scritto ben fatto che illustra diversi aspetti.
Quel che invece è premura di questo articolo è chiarire che se vogliamo fare dei passi in avanti, tocca che ci assumiamo delle responsabilità e ci rivendichiamo dei percorsi.
Argomentare un simil discorso, partendo da un coro, può sembrare troppo enfatizzato, e per degli aspetti lo è…. ma come metodologia ci illustra dei passaggi.
Ci spieghiamo. Il corteo di Macerata, con migliaia e migliaia di compagni e compagne, ha dimostrato non il suo carattere pacifico, ma la sua consapevolezza. La consapevolezza dei momenti in cui si agisce. Non perché si è amanti delle sfilate colorate, ma perché si ragiona (e non è detto che si arrivi sempre alla considerazione migliore) come e quando fare le cose. Per capirci: in molti che han ritenuto giusto fare quella manifestazione in quel modo, pensano sia giusto anche sprangare i fascisti e chiudere, con ogni mezzo, le loro sedi. Tanto per rimanere a tema. Questa è una consapevolezza che segna e determina i percorsi collettivi. In questa consapevolezza va inserita anche la vicenda di quel coro, nel saper rispondere, assumendosene le responsabilità, il peso ed il significato di quel che si dice.
Ribadendo sempre che di sciocchezzuola si sta parlando, ma ci da indicazioni metodologiche.
Per questo, nella burla del “giorno della memoria”, qualcuno o qualcuna che ha intonato quel motivetto sulla base musicale della Carrà, indirettamente ci ha chiesto un po’ a tutti noi, da che parte stiamo: dalla retorica statale che equipara fascisti a partigiani, che usa i mezzi d’informazione per diffondere queste menzogne, o dalla parte di chi, ieri come oggi (e diremmo soprattutto oggi) sceglie la via della resistenza all’oppressione.
Sicuramente chi ha intonato quel motivetto non pensava di alzare quel polverone, ma forse ci è servito per capire fino a che punto è arrivata la propaganda di regime. E quando, anche compagni e compagne, per una simil cazzata, vanno dicendo che è stato fuoriluogo, non capiscono che favoriscono quell’appiattimento con cui il fascismo avanza.
Quindi, ben venga il polverone che si è alzato, ma spetta a noi tutti diradarlo, con chiarezza e senza mezze parole, per continuare a costruire i percorsi contro ogni fascismo e razzismo. Contro ogni oppressione!

Posted in critica radicale.


Non è un problema di grammatica

I giorni scorsi, in un paio di frazioni di Isola del Gran Sasso, nell’entroterra teramano, son comparse diverse scritte contro i migranti, i centri di accoglienza, chi li gestisce e chi, politicamente, li sostiene. La vicenda ha avuto un grande eco e, forse, tanto clamore, giova più agli estensori di quei messaggi, che non allo sdegno per quel che è avvenuto. Tante volte, infatti, le lamentele continue (soprattutto da un punto di vista mediatico), corrono il rischio di avere l’effetto opposto, rispetto alle intenzioni di chi le fa. Un po’ come tutte le volte che ci si lamenta delle aggressioni fasciste, si passa per vittime (il che può essere anche vero), ma in un meccanismo comunicativo non si fa altro che rinvigorire le file dei nostri nemici, della loro veemenza (o presunta tale), della loro forza (o presunta tale).
Ritornando alle scritte ad Isola quindi, tutta la ridondanza e risonanza che hanno avuto, rischia di essere controproducente per chi il o i problemi vuole affrontarli seriamente e rischia di incentivare qualunque coglione che, con qualche scarabocchio da mentecatto, può uscire dall’anonimato della provincia. E purtroppo, come ad esempio abbiamo visto con l’incendio della palazzina che doveva ospitare i migranti a Colli del Tronto, in alcuni casi non si tratta solo di scarabocchi.
Questi avvenimenti sono di una gravità immane, sono il sintomo delle barbarie che viviamo, ma vanno affrontati bene, sapendo quel che si ha di fronte, senza sbraitare al vento o, peggio, su qualche giornale. Continued…

Posted in critica radicale.


Benefit Campetto Occupato

Posted in Campetto Occupato.


Ancora fogli di via

In questi giorni le caserme di diverse cittadine stanno notificando fogli di via da Giulianova, per il corteo che fu fatto ad ottobre in solidarietà al Campetto Occupato, incendiato un mese prima. Nello specifico, si legge, che durante il corteo furono fatti cori contro le forze dell’ordine, accesi molti fumogeni (alcuni dei quali lanciati in direzione degli sbirri stessi), furono fatte scoppiare diverse bombe carta e furono fatte scritte sui muri. Al momento non sappiamo quanti sono o saranno i fogli di via. Per certo, questi fogli di via, si andranno ad aggiungere a quelli già notificati da Teramo qualche mese fa. L’invito, per chi dovesse riceverlo, è quello di farsi sentire e parlarne collettivamente. Perchè, in ogni caso, nessuno verrà lasciato solo. Perchè, in ogni caso, non ci fermeranno mai!

Posted in repressione.