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Perquisizione domiciliare ad una compagna

Due sere fa, i carabinieri si sono presentati al domicilio di una nostra compagna, in provincia di Teramo, alle soglie dell’orario del coprifuoco che, viste le restrizioni, sembra essere diventato un orario “ideale” per gli sgherri per le loro incursioni.
Con la scusa di cercare armi e droga (41 tulps), hanno fatto una lunga e capillare perquisizione al domicilio della nostra compagna.
Che si trattava di una scusa, é stato fin da subito dimostrato dagli “interessi” degli stessi carabinieri: opuscoli, libri, riviste anarchiche, e poi ancora computer, cellulare, chiavette ed hard disk esterni.
E ancora, attrezzi da giardinaggio.
Il motivo, poi svelato dagli stessi carabinieri, era che qualche giorno prima (da quanto riportato anche dalle cronache locali), vi era stata una liberazione animale, con taglio delle recinzioni e la totale liberazione delle lepri di allevamento.
La compagna poi é stata portata presso la locale caserma per oltre due ore, dove tutto il materiale indicato in precedenza (computer, chiavette, macchine fotografiche, telefono ecc…) é stato, molto presumibilmente, controllato e copiato.
Ovviamente non sono mancate da parte dei carabinieri domande insistenti su quale sia l’attività della nostra compagna e sul “Campetto Occupato”.
Dopo oltre due ore, come detto, la compagna é stata rilasciata con un verbale di perquisizione che nulla diceva di tutto il materiale archiviato dagli sgherri.
A lei, va tutta la nostra vicinanza e solidarietà.

Posted in repressione.


Condanne per il corteo No Daspo


Quattro partecipanti al corteo No Daspo dello scorso febbraio in questi giorni stanno ricevendo le notifiche di condanna per quel corteo. Nello specifico decreti penali di condanna che vanno dai 15 giorni ai tre mesi, in termini pecuniari da circa 700 euro a cinquemila e cinquecento euro.
I decreti penali non sono certo una novità, ma il loro uso sempre più costante per ottenere condanne veloci, sta facendo di essi una “normalità” in seguito a un corteo, un presidio o una manifestazione ad esempio.
E infatti diversi sono i casi in cui abbiamo ricevuto decreti penali.
Per il corteo No daspo, già le denunce avevano il sapore di ridicolo e tanta era stata la solidarietà attorno ai denunciati. Con queste condanne poi, il ridicolo si supera di gran lunga e ne possiamo immaginare le reazioni di tutti e tutte.
Giova sottolineare, a tal proposito, che le condanne sono arrivate neanche a un anno di distanza da quel corteo…
Tanto erano importanti e prioritarie…
Ma sappiamo l’accanimento e l’astio che coloro che si credono i padroni della città nutrono nei nostri confronti e di come abbiano fatto di tutto (e lo continuano a fare), per cercare di tagliarci le gambe.
In sintonia, ovviamente, con le forze della repressione.
É altresì curioso notare, e l’accostamento lo facciamo solo perché sono episodi vicini in termini temporali non certo in quel che hanno rappresentato, che a noi ed a molti altri arrivano condanne con una celerità impressionate, in un periodo come quello attuale (che di certo ha altre priorità, dicono), mentre per delle stragi, come avvenuto a Viareggio, i colpevoli vanno in prescrizione.
Queste semplici riflessioni non sono certo per cadere nel vittimismo o per cercare o rivendicare una giustizia statale equa, che sappiamo non avverrà mai. Ma sono solo per evidenziare e sottolineare, per l’ennesima volta, quali sono i meccanismi che regolano il mondo dove viviamo, per cui é necessario lottare per liberarsene.

Posted in repressione.


Un saluto ai/lle carcerati/e di Teramo

Quest’anno orribile é stato ancor peggiore in carcere, con il contagio che si é diffuso all’interno dei penitenziari, rivolte represse nel sangue e nell’uccisione di diversi detenuti e poi la vendetta dello Stato con procedimenti giudiziari e trasferimenti punitivi nei confronti di chi aveva alzato la testa.
La solidarietà da “fuori”, anche con piccoli saluti o altro, é sempre ben accetta da parte delle persone recluse ed è un segnale che non sono sole, a maggior ragione in questi momenti.
Così, come avvenuto altre volte durante questa pandemia, anche in uno dei giorni natalizi (giorni ancor più duri per chi è detenuto), torniamo fuori le mura del carcere di Teramo, “saturo” fanno sapere i mezzi d’informazione, per le norme anti covid.
Così, persone arrestate vengono dirottate direttamente in altri penitenziari, anche fuori regione, e, notizia di qualche giorno fa, l’ultimo focolaio di covid si é registrato all’interno del carcere di Lanciano.
Arriviamo di fronte le celle del carcere teramano.
Ai primi petardoni che esplodono, in molti già si affacciano alle finestre delle celle, come se lo sapessero…
Poi iniziano torce e fumogeni e fuochi d’artificio…
Partono urla di ringraziamento da dentro, grida di libertà ed inviti reciproci a non mollare.
Fuori diluvia e, nonostante ciò e nonostante tutte le restrizioni in atto, si riesce a portare un piccolo saluto ai detenuti, in questo periodo veramente orribile per tutti…
A maggior ragione per chi é costretto a vivere nello stretto di mura e sbarre.

Posted in anticarceraria.


Hanno fatto bene!

Nella mattinata di ieri un laboratorio analisi, l’unico privato che in città svolge attività di tamponi, si é svegliato con scritte fuori le sue strutture. Sui gazebo, su camper, campeggiavano a caratteri cubitali scritte quali: “BASTA LUCRARE – NO SPECULAZIONI – TAMPONI GRATIS PER TUTTI”.
Da subito sulla questione, essendo oggetto di problematiche e dibattiti quotidiani, si é sollevata l’attenzione. Tanto consenso ed anche diversi scambi di vedute tra chi commentava l’avvenuto.
A scanso di equivoci, per partire, tocca dire che non é importante chi sia stato a fare quelle scritte, ma che hanno fatto bene a farle e soprattutto hanno colpito nel segno.
Parole chiare, dirette, comprensibili e confacenti con le problematiche che viviamo tutti, non potevano che risuonare familiari e condivisibili nei cuori di molti, ed infatti così é stato!
Qualcuno, a dir la verità ben pochi rispetto al solito, hanno lamentato il “modo”… ma veramente vogliamo mettere a paragone il “danno” di due scritte con quel che sta avvenendo?
Confidiamo nell’intelligenza e quindi questa breve parentesi la chiudiamo qui.
La situazione che viviamo quindi, se é un dramma sanitario per tutti, lo é anche in relazione al fatto che esistano meccanismi di speculazione privata che sulle nostre vite si stanno arricchendo.
E questo é intollerabile!
Com’è intollerabile che al disastro economico che subiamo, ed in cui ci stiamo sempre più impoverendo, qualcuno, anche qui, stia facendo lauti affari e testimonianza ne sono gli immensi aumenti di fatturato.
Spesso si parla di questo virus come un nemico invisibile, e la possiamo prendere per vera questa affermazione.
Ma di visibili, e ben chiari stavolta, sono i nemici che anche sui drammi fiutano affari. Che hanno capitali giganti a differenza di chi é costretto ad elemosinare qualche aiuto statale o, ancor peggio, di chi non é né tutelato né garantito.
Chi ha fatto quelle scritte, l’altra notte, chiunque essi siano, non solo hanno fatto bene! (giova ribadirlo!), ma ci hanno parlato proprio di tali questioni.
Che passano da un laboratorio privato, partono dai politici, dai capitalisti e dai tanti loschi figuri che popolano i luoghi dove viviamo.
Per questo, tantissime persone hanno pensato e detto che quelle scritte erano giuste e sacrosante.
Per questo é possibile e doveroso mobilitarci ed agire per fare in modo che le nostre vite si liberino da tali ingranaggi che le stritolano

 

Posted in critica radicale.


Denunce per presidio contro Leonardo

NESSUNA PACE PER CHI FA PROFITTI CON LA GUERRA!
In questi giorni una decina di compagni/e vengono raggiunti dalle carte di tribunale, denunciati/e per aver partecipato e dato vita ad un presidio contro Leonardo un anno fa.
Ripercorriamo quelle giornate, quel che é avvenuto e quel che avviene ancora oggi:
Il 18 ottobre 2019 compagni e compagne si riunivano sotto la sede di Leonardo Spa (Ex Finmeccanica), a Chieti, per un presidio contro i sanguinari rapporti dell’azienda italiana con la Turchia di Erdogan, che poco prima, il 9 ottobre, aveva iniziato l’offensiva contro il Nord-Est della Siria, nel Rojava. Non stiamo qui a ribadire gli stratosferici profitti del Made in Italy nel commercio bellico; l’Italia domina nel settore mediante accordi tra Ministero della Difesa, banche come Unicredit e aziende come Leonardo, produttrice di bombe, elicotteri d’assalto e sistemi tecnologici avanzati da guerra.
In seguito a diversi interventi davanti ai cancelli dell’azienda, il presidio si è mosso in corteo verso la stazione per poi arrivare all’università, anch’essa in rapporti di “ricerca” con Leonardo. Nella sede universitaria si è tenuta un’assemblea conclusiva, volta alla sensibilizzazione sulla situazione attuale in Rojava e sull’esistenza sul territorio abruzzese di un’azienda che muove ingenti profitti esportando guerra e morte.
Dopo un anno di indagini, ci chiediamo per quale pericoloso comportamento, 10 persone sono state denuciate. Non è una novità il comportamento della digos e della questura e di come spesso lavorino al soldo di “lor signori”: durante il presidio numerose erano state le lamentele dei vertici dell’azienda ai vari digossini, impegnati in mega registrazioni da ogni angolatura. E’ chiaro come l’intento della procura sia quello di attaccare la solidarietà attiva, quella che va oltre i confini geografici e che colpisce direttamente tutta la filiera produttiva della guerra. Il presidio e la cosiddetta “manifestazione non autorizzata”, sono il frutto di mesi di mobilitazioni e iniziative sulla costa adriatica, in difesa della rivoluzione sotto attacco nel Rojava: incontri informativi, assemblee, momenti di discussione e benefit per le popolazioni colpite dagli elicotteri italiani di Erdogan.
Il comportamento vendicativo/repressivo dello stato non si prefigura come una novità: per una passeggiata per Chieti scalo scattano le denunce, per la partecipazione attiva in Rojava alla rivoluzione parte la “sorveglianza speciale”. L’ultima in ordine di tempo, per Eddi, compagna torinese, condannata nel marzo 2020 a due anni di sorveglianza speciale dal Tribunale di Torino con enormi limitazioni per la libertà personale. La colpa di Eddi è quella di aver militato nelle Forze di protezione femminile del Rojava, YPJ. Difficile capire la logica dei tribunali dello stato, ammesso e non concesso che ve ne sia una degna di questo nome. Da una parte, le lacrime di coccodrillo dello stato italiano per la morte al fronte, nel marzo 2019, di Lorenzo Orsetti, detto “Orso”, compagno fiorentino arruolatosi negli YPG e, dall’altra, la repressione a casa nostra per chi torna dalla guerra contro Daesh, Isis. La volontà è sempre politica e quella statale è chiara: reprimere le forme di dissenso e d’informazione diretta e attaccare chi si ribella e difende i popoli in rivolta, a ogni latitudine e longitudine.
In mezzo al caos mediorentale, è un dovere difendere l’esperienza rivoluzionaria del confederalismo democratico del Rojava, contro Erdogan, Daesh e tutte le potenze mondiali.
Stato e Leonardo stessa merda.
“Proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve.
E ricordate sempre che ogni tempesta inizia con una singola goccia”
Difendere il Rojava, per Orso e i/le martiri della rivoluzione!
Un pensiero a Eddi, e a tutte i/le compas colpitx della repressione.
Le imputate e gli imputati

Posted in qui è altrove, repressione.


Imbrattata sede Polizia Penitenziaria

Si viene a sapere dalla stampa locale (da cui é presa l’immagine), che questa notte é stata imbrattata con scritte e vernice rossa la sede dell’associazione Polizia Penitenziaria a Giulianova.
Il messaggio é fin troppo chiaro e tende a fare volgere lo sguardo anche da questa parte dell’oceano, a “casa nostra”, laddove le infamie e le violenze delle forze dell’ordine sono all’ordine del giorno, nelle strade così come nelle carceri.
Per questo, nonostante dai mezzi d’informazione locali dicano che lì non ci sia più la sede della penitenziaria, il messaggio che é stato lanciato é fin troppo chiaro e diretto…
E chiunque sia stato, ha fatto bene!!!

Posted in azione diretta.


Tra la pandemia e la vita che cambia

Questa non è la prima pestilenza nella Storia.
Se pestilenza vogliamo chiamare l’infezione da Covid-19.
Circa un secolo fa ci fu una pandemia influenzale, l’influenza spagnola, che fece in tutto il mondo circa 50 milioni di morti, si stima.
Addirittura fece più morti della peste nera che dalla seconda metà del ‘300, si stima che fece circa 20 milioni di vittime. In percentuale di popolazione, senza ombra di dubbio, la peste nera fu un flagello ancor maggiore.
In tutti i casi, le pandemie vanno a colpire i soggetti più deboli da un punto di vista della salute. O meglio, colpiscono tutti, ma su soggetti più deboli esse hanno ricadute ben più gravi. Avvenne per la peste nera, avviene per il coronavirus ed avvenne anche per la pandemia spagnola. Per quest’ultima però (così chiamata -spagnola- perchè lì venne riscontrata, mentre era presente anche negli altri paesi che però cercarono di tenere nascosta la notizia essendo implicati nel conflitto bellico) i soggetti “deboli” non furono rappresentati da anziani o da altre persone debilitate. Ma la grande diffusione avvenne tra le trincee, tra i soldati ammassati nelle trincee, soprattutto negli ultimi periodi del primo conflitto mondiale, dove l’epidemia ebbe diffusione.
L’influenza spagnola falcidiò soldati che erano stati al fronte, i quali, al tempo stesso, divennero veicolo di trasmissione per tutto il pianeta.
Un po’ come oggi è avvenuto e sta avvenendo per volere del Governo e di Confindustria di tenere ammassate le persone nei luoghi di produzione.
Allora era una guerra con le armi, adesso con i profitti… ma sempre di interessi si sta parlando.
Ogni pandemia poi ha avuto ritorni di infezioni molto gravi nel tempo che poi, man mano, sono andate esaurendosi, vuoi per gli sviluppi della medicina, vuoi per le immunità che si sviluppavano, a suon di morti, però.
Ed ogni pandemia ha avuto i suoi capri espiatorio. Nella peste nera furono gli ebrei considerati untori e il paragone con l’oggi non lo faccio che tanto ogni tre giorni ne escono di nuovi, di capri espiatori.
Dalle pandemie però sono stati ricavati insegnamenti e sviluppi anche dal punto di vista scientifico, basti pensare allo sviluppo della medicina dopo la Pesta nera o la crescita del raziocinio in tempi di oscurantismo religioso.
Oggi, invece, stando al becerume politico dominante, sembra andare in altra direzione.
Le pandemie, per concludere, hanno cambiato anche gli assetti sociali e ciò, in relazione anche e soprattutto, agli sviluppi che si facevano da un punto di vista scientifico, come detto.
Un po’ come, per assurdo ma con triste realtà, le guerre rappresentano un volano per l’economia, in particolar modo quella capitalista.
Ma ciò non tolse che, dopo l’influenza spagnola, vi fu un biennio di lotte che portarono l’Italia ad un passo dalla Rivoluzione sociale, il Biennio rosso.
Questo per dire che, da più parti si legge che l’attuale situazione porterà ad uno stravolgimento delle nostre vite.
E’ vero, ma solo nella misura in cui glie lo permetteremo.
Perchè nella contingenza emergenziale chi governa appronta misure per il momento che poi (vorrebbero) valide per sempre.
E tali misure sono nel campo della produttività (nel come farla) e nel controllo.
Se ci sentiamo sospesi nel tempo, in questi giorni, è una sensazione ben compresibile. Ma mentre noi, il nostro futuro adesso non riusciamo neanche ad immaginarcelo, c’è chi già ci sta lavorando da tempo. Con militari, droni, leggi speciali e forze dell’ordine per un futuro prossimo in cui potrebbero avvenire disordini per carenze economiche di molti. E con stili di vita che vorrebbero imporci, per modellarci ancor più per i loro fini di controllo e sottomissione.
Ed in tal caso, non è e non sarà un virus a farci la guerra.

Posted in critica radicale.


Solidarietà a Paska

NON SONO MELE MARCE
Il 17 settembre 2019 si è aperto il processo ai danni del nostro compagno Paska, accusato di resistenza e lesioni aggravate nei confronti dei suoi carcerieri, in occasione di una traduzione.
I due spintoni dati ad alcuni secondini della scorta sono stati la reazione minima al trattamento che, in più occasioni, gli avevano riservato: fa ultimo, nella trasferta del 18 ottobre 2018, una guida da rally del blindato che gli aveva provocato un forte colpo al costato.
D’altra parte, fin dal suo arrivo a La Spezia la direzione carceraria aveva deciso di riservargli in modo arbitrario misure Ancor più restrittive, come rallentamenti della posta, divieti di incontro, isolamento fino al regime differenziato di 14 bis, corredato dal divieto di fare l’aria con gli altri detenuti.
Nulla che ci sorprenda.
Il carcere di La Spezia nel solo anno 2018-19, vanta ben 5 morti, suo circa 230 detenuti, oltre agli atti di autolesionismo e i pestaggi all’ordine del giorno: la normalità di un carcere considerato tra i più progressisti d’Italia.
Ed è, quindi, nel normale svolgimento delle loro funzioni che i secondini della scorta Luigi Viziello e Stefano Cenderelli hanno in seguito riempito di insulti, calci e pugni il nostro compagno.
In un clima di paura e minaccia costante, molti detenuti evitano di parlare delle quotidiane vessazioni per timore di ripercussioni. E anche quando qualcuno decide di non stare alle regole del gioco, ci pensa il personale medico – nel caso di Paska, Gouba Abdelatif e Giuseppe Landini – a portare a compimento l’operato dei picchiatori, liquidando l’accaduto.
Alla richiesta di refertare i segni del pestaggio e di accettarne le conseguenze fisiche, i medici negano l’evidenza e propinano psicofarmaci: l’ennesima arma per piegare la determinazione di chi si ribella.
La vicenda del nostro compagno purtroppo è la normalità del carcere, una storia di ordinaria detenzione.
Le guardie che figurano come parte lesa in questo processo non sono affatto l’eccezione, ma i più coerenti e sinceri rappresentanti di ogni carcere e della sua ragion d’essere.

SOLIDARIETÀ A PASKA
FUOCO ALLE GALERE
TUTTE LIBERE TUTTI LIBERI

Anarchiche e Anarchici

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Benefit Op. Scripta Manent

Il 6 settembre 2016 scatta l’operazione Scripta Manent. Su ordine della Procura di Torino vengono arrestati 7 anarchici, 2 dei quali ( Alfredo e Nicola) già in carcere per il ferimento di Adinolfi, AD di Ansaldo Energia. Dopo più di 2 anni, ad aprile 2019, arriva la sentenza di primo grado della Corte d’Assise di Torino nei confronti di 23 imputati. In 5 sono condannati a pene che vanno dai 5 ai 20 anni.
Sempre a fianco di chi a testa alta sfida il dominio di Stato e Capitale.
Sempre per l’azione diretta!

VENERDÌ 17 GENNAIO
BENEFIT OP. SCRIPTA MANENT
ore 18:00 Dibattito ed aggiornamenti
Con alcuni compagni arrestati durante l’inchiesta.
A seguire cena e dj set

CAMPETTO OCCUPATO
Via dello Splendore – Giulianova

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ATTACCARE IL NEMICO E’ GIUSTO!

VOLANTINO DISTRIBUITO IL 4 GENNAIO A PESCARA
AL PRESIDIO IN SOLIDARIETÀ CON NICOLETTA DOSIO

ATTACCARE IL NEMICO E’ GIUSTO!

Il 30 dicembre Nicoletta Dosio viene arrestata e portata in carcere a Torino.
Al suo arresto si alzano voci di protesta, sia in Val di Susa, che in tutta Italia.
Viene portata in galera perché condannata ad un anno di reclusione per un’azione del 2012 in Val di Susa, in cui il Movimento No Tav, per protestare contro le autostrade, alzò le sbarre dei caselli, facendo uscire gratuitamente gli automobilisti.
Con Nicoletta sono stati condannati anche altri compagni, ma Nicoletta ha scelto di non scendere a compromessi con lo Stato e la sua giustizia. Infatti avrebbe potuto “beneficiare” di misure alternative al carcere, ma ha scelto di non essere la carceriera di se stessa e di non fare della propria casa una prigione.
Una scelta di coraggio e dignità. Una scelta che ha un valore incredibile in quest’epoca di sottomissione al Potere o alla giustizia dello Stato.
Il coraggio di Nicoletta, la dignità della sua lotta ci parla a tutti e tutte.
Ci dice che ovunque bisogna opporsi alla sopraffazione ed alla devastazione del territorio, ma con i modi ed i mezzi che noi possediamo: quelli delle lotte organizzate dal basso.
La dignità di Nicoletta ci parla anche di azioni, di attacchi, di giorno e di notte, alla luce del sole o nel buio contro il nemico.
E parla a tutti i territori.
Anche dove viviamo.
Ad esempio è stata condannata per un’azione contro le autostrade che, proprio nel nostro territorio in questo periodo sono nell’occhio del ciclone, per quello che ci stan facendo passare.
E l’azione di cui è accusata Nicoletta, con altri/e, ci dà un’indicazione di quel che si può fare. Ma non solo.
Negli anni infatti tante sono state le mobilitazioni, le proteste, le azioni contro chi ci devatsa le vite ed i territori. Basti pensare ai laboratori del Gran Sasso, agli elettrodotti, alla petrolizzazione della costa, o alla paventata centrale Snam.
Negli anni, anche nel nostro territorio, vi sono stati degli arresti, per azioni contro chi voleva devastarci.
In ultimo, in ordine di tempo, due compagni sono sotto processo a Sulmona per il corteo dello scorso anno nella città ovidiana contro Snam. Accusati di due scritte e di aver reagito alla violenza poliziesca a fine corteo. Oltre il processo, ai due, già era stato dato il foglio di via per tre anni.
Questo per dire che il nemico non ci fa sconti, da nessuna parte.
E che non dobbiamo più fare l’errore, come fatto sempre più spesso, di delegare le nostre lotte ai tribunali. La giustizia è qualcosa che dobbiamo costruire e rivendicare con i nostri percorsi di lotta.
Come Nicoletta, con le sue scelte, il suo coraggio, la sua dignità, ci sta dimostrando.

NICOLETTA LIBERA! TUTTE/I LIBERE/I

Ribelli/e… per natura

Posted in repressione, volantini e manifesti.