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ALLERTA (a proposito di un eventuale sgombero…)

Da oltre un anno e mezzo a Giulianova esiste uno spazio occupato ed autogestito. Uno spazio che in tutti questi mesi è stato attraversato da centinaia di persone, che son venute al CAMPETTOCCUPATO per un’iniziativa, per un concerto e per un benefit per qualche compagno incarcerato. Persone che son potute passare a veder un film o fare un murales. Persone che son potute passare a prendere qualche ortaggio del nostro orto o delle uova delle nostre galline. Tutto ovviamente in forma gratuita. Persone che son venute al Campetto a portare un aiuto, visto che dopo il sisma il Campetto Occupato è stato centro di raccolta e smistamento per aiuti ai terremotati. Persone che son potute semplicemente passare per poter stare in un posto in cui son state nell’infanzia o in cui non erano mai state, ma non potevano….

Continued…

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PASKA LIBERO

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A ferragosto al carcere di Teramo

A ferragosto, una trentina di compagni hanno fatto un presidio di solidarietà fuori il carcere di Teramo. Sfidando le assurde disposizioni della Questura di Teramo (che abbiamo pubblicato nei giorni passati), i solidali si son messi in un luogo diverso rispetto a quello imposto dalle guardie (in cui non ci sarebbe stata alcuna comunicazione ed alcun contatto con i detenuti). Non rispettando le imposizioni della Questura, si è riusciti invece a comunicare con i carcerati, esprimere loro solidarietà, ascoltare le loro problematiche, parlarne dei drammi del carcere, della violenza della sua esistenza. Si è riusciti a fargli sentire per un paio d’ore un po’ di musica, fare capire a tutti loro che non sono soli. Che in un giorno come il ferragosto, un giorno ancor piu’ triste per chi è recluso, c’è stato chi ha preferito passarlo con loro. A fine presidio, con gran parte dei detenuti, con le mani protese all’esterno delle sbarre alle finestre, che salutava e ringraziava i solidali, fuochi d’artificio son stati la promessa e l’impegno che i carcerati non verranno mai lasciati soli. Col cuore in gola nel vedere, in una calda giornata di ferragosto, decine di braccia stringere i pugni e salutarci da delle sbarre di un carcere. Col sangue agli occhi nel volere, ieri come sempre, strutture come le carceri, distrutte. E con esse il sistema di dominio che sfrutta e reprime.

Due giorni prima del presidio due compagni sono stati fermati ed identificati fuori il carcere di Teramo. Qualche istante dopo che erano arrivati, una pattuglia di carabinieri che casualmente, ma proprio casualmente…, passava di là, li ha fermati ed identificati.
Una piccola nota lieta della serata é che mentre i compagni venivano fermati e controllati, dalle finestre del carcere diversi detenuti urlavano SBIRRI MERDE, ed altri simpatici appellativi contro i carabinieri.

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Lettera di Paska dal carcere di Lecce

Lettera di Paska ad “Olga” dal carcere di Lecce, 14 agosto 2017: c’è il timbro “Visto per censura Casa Circondariale – Lecce” due giorni dopo

Ciao, come state?

Grazie innanzitutto per i due opuscoli e per la cartolina.

In questi 12 giorni ho sentito svariati saluti e provato a rispondere a 2 presidi. Forse ho riconosciuto pure la voce di uno di voi.

Comunque, mi hanno arrestato il giorno 3 ed il pomeriggio, verso le 3:30/4:00 mi han portato in sezione. In cella singola e senza poter fare l’aria con gli altri. Venerdì pomeriggio 4 mi hanno trasferito in isolamento, causa rapporto disciplinare perché provavo a rispondere al primo presidio di solidarietà tenutosi fuori e perché rispondevo male ai secondini che mi intimavano di smetterla di urlare (secondo loro davo fastidio agli altri in sezione) e di scendere dallo sgabello (vi ero salito per sentire meglio il presidio).

 

Continued…

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Giornata anti sgombero

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15 Agosto Presidio al Carcere di Teramo

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Ferrhardcore FEST

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TUTTI LIBERI

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Cineforum al Campetto

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E’ anche qui! E’ ovunque!

In Salento, in queste settimane, l’opposizione al Tap (il gasdotto che porterà in Italia il gas dell’Azerbaijan) sta portando a situazioni di scontro con le forze dell’ordine poste a presidio delle zone del cantiere, della distruzione del territorio e delle piante che l’hanno nutrito per secoli.
Sempre in questi giorni un servizio televisivo andato in onda sulle “Iene” ha mostrato parte di quel che avviene nei Laboratori del Gran Sasso, l’acqua che ci fanno bere con l’ultimo eclatante caso avvenuto mesi fa. Al riguardo anche noi avevamo scritto un articolo ed ovviamente, preferiamo linkarvi questo.
Due facce della stessa distruzione, del sistema capitalistico che fagocita risorse a discapito di chi vive i territori, sulla pelle di quest’ultimi. La stessa distruzione avallata e foraggiata dalle istituzioni e permessa dai controllori dell’ordine sociale.
Due facce della stessa ondata di sdegno che in questi giorni sta provocando in tanti, in tantissimi, la volontà di reagire. Perché vedere tali soprusi non può lasciare indifferenti.
Molto spesso, però, quando si parla di devastazioni ambientali, per uscire dall’impasse “del proprio orticello”, si preferisce dire e sostenere, a ragione, che una determinata opera non vada fatta né lì, né altrove. Ed a ragione ciò viene sostenuto, altrimenti si rimarrebbe in un discorso localistico, facilmente aggirabile anche dal potere, con il collocamento della devastazione in luoghi dove essa incontrerebbe meno resistenza, ma i cui effetti nefasti sarebbero sempre sulla pelle di tutti. Tante volte però questo discorso trova con difficoltà riscontri pratici, con i quali la lotta può svilupparsi con forme di resistenza simili a quelle che avvengono in territori direttamente interessati.
Ma per quanto riguarda il gasdotto che porterà in Italia il gas dell’Azerbaijan, esso, dopo esser sbarcato sulle coste salentine, si ricollegherà alla rete SNAM nazionale, con (parlando del territorio abruzzese) l’intenzione di installare una centrale a compressione gas a Sulmona ed un tracciato che attraverserà tutta la fascia appenninica, altamente sismica, tra l’altro.
Ci vuole poco quindi per capire che il discorso no al TAP, né in Salento né ovunque, trova riscontri pratici anche nei luoghi che viviamo noi. Ci vuole ben poco per capire che i responsabili di questa ennesima devastazione sono ben identificabili anche oltre il territorio salentino. Ed il riconoscimento e l’attacco contro tali responsabili sarebbe un atto di solidarietà nei confronti di chi si sta realmente opponendo e resistendo, ben al di là dello sdegno che qualche immagine televisiva ci propina.
E lo stesso discorso vale per quel che concerne i Laboratori del Gran Sasso. E tocca farlo questo ragionamento prima che il consumo dello sdegno mediatico (dovuto al servizio televisivo) scemi e ci continuino ad avvelenare impunemente. I Laboratori del Gran Sasso hanno mezzi e responsabili, così come la Asl di Teramo ed il Ruzzo… se abbiamo qualcosa da dire e da fare soprattutto, a loro dobbiamo rivolgerci.
Perché chi sta resistendo in Salento ci sta mostrando chiaramente, con coraggio e dignità, che né le istituzioni né alcuna autorità potrà fermare queste devastazioni. Anzi, autorità ed istituzioni, ne sono i fautori ed i più strenui difensori. Mentre chi vi si oppone è chi si organizza, dal basso, e lotta in prima persona, mettendosi in gioco. Se vogliamo fare un atto di solidarietà nei confronti di chi sta lottando, i loro aguzzini si aggirano anche dove viviamo noi. E sono anche i nostri aguzzini. E staremo facendo un atto di resistenza anche per i nostri territori, un atto di libertà anche per le nostre vite.

Posted in critica radicale.