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Ma alternativo a che? Ma indipendente da chi?

«Noi non possiamo costruire che sulle rovine dello spettacolo»
Guy Debord

Col sopraggiungere dell’estate aumentano tutta una serie di spassi… e ci mancherebbe.
Ci mancherebbe che ad un’annata colma di difficoltà un po’ per tutti, non venga concesso lo sfogo estivo… per chi se lo può permettere.
In ogni caso ce n’è per tutti i gusti, per concedersi lo spasso.748647738
E per i più esigenti, c’è anche lo spasso diverso, ricercato, raffinato, indipendente, alternativo.
Sul “ricercato” e “raffinato”, come dire: de gustibus, ad ognuno il proprio.
Ma su “indipendente” ed “alternativo” un pensiero emerge con una certa ferocia.
Infatti, se un attimo usciamo, per quanto riguarda quest’ultimi termini, dalla loro accezione musicale, artistica, o che dir si voglia, ci sopraggiunge, nella nostra schietta semplicità, una domanda:
Ma alternativo a che?
Ma indipendente da chi?
Ora, non vogliamo passare per i pesantoni della situazione, che c’hanno da ridire anche su quelli che vengono considerati i pochi momenti di diversità espressi in questa società, ma scusate un attimo: ma in cosa differiscono i tanti festival che si vedono in giro (e non ci riferiamo certo a quelli organizzati autonomamente da compagni!) che usano accezioni del tipo indipendenti o alternativi, rispetto ad una semplice serata in cui il consumo del prodotto, sia esso musicale, artistico, culinario e via dicendo, è la regola?
In niente.
Questi due circuiti, da un punto di vista della consumazione di un prodotto, non differiscono in nulla. Tanto per capirci: una sagra di paese organizzata dalla pro loco, non differisce da un festival indipendente sponsorizzato dalle istituzioni o, accade anche questo, sovvenzionato da istituti di credito o consorterie simili. Poi, sui gusti, come detto, è un altro paio di maniche: ognuno ha i propri e non ci pronunciamo… e ci mancherebbe.
Però, se le parole hanno un significato, ed alle parole se abbiamo qualcosa da dirci, un significato dobbiamo dargli; beh diciamo che alternativo ed indipendente hanno, per noi , un altro significato.
Significano, semplicemente, essere altro dalla struttura dominante, dai suoi modelli, dai suoi metodi, dai suoi principi, dai suoi valori, dai suoi fini. Significano, semplicemente, essere svincolati dal dogma dell’obbedienza e della suddita ripetitività, non appartenergli, non averne bisogno, essere autonomi, essere individui senza padroni. Significano, semplicemente, provarci almeno.
Perché quindi esprimere la banalità di questi concetti, di cui ognuno può facilmente comprendere le fondamenta?
Per essere i soliti professoroni sempre pronti a puntare il dito e dire quel che giusto e quel che è sbagliato?
No, non certo per questo.
Ognuno, come ribadito, cerca e vive le situazioni che più gli aggradano.
Però se qualcuno o qualcuna, chiunque esso sia, in questo consumo di prodotti “alternativi” e “indipendenti” , percepisce il vuoto, l’ipocrisia, la fallacità di questa società dello spettacolo, può sapere con queste semplici, ovvie, banali righe, che c’è qualcun altro o qualcun’altra che a certe parole attribuisce altri significati, che ai momenti delle nostre vite vuol dare altri significati.
Senza addentrarci nel terreno tortuoso di tutto quello che, partendo da questi principi, non riusciamo a fare.
Ma con la consapevolezza di essere in un terreno da esplorare, da costruire, e non in una gabbia confezionata e sovvenzionata ad arte, di cui siamo solo consumatori e, in alcuni casi, complici e produttori.

Posted in critica radicale.