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Dal carcere di Teramo

Ciao compagni! Avevo intenzione di farvi, attraverso uno scritto, un quadro generalesulla reale situazione delle carceri, ma anche questa volta non posso che concentrare questa mia su quanto accaduto nelle ultime settimane.
Come sapete il mio povero Abruzzo è stato messo in ginocchio dalla neve e dal terremoto e la provincia di Teramo ha pagato un prezzo altissimo. Sono stati giorni al limite dell’assurdo e ad oggi ancora non si torna ad una completa normalità. La nevicata record ha causato un black-out generale ed è saltato tutto. Niente luce, niente termosifoni, niente acqua calda, no pasti caldi e zero corrispondenza. Per diversi giorni siamostati dentro un cubo di ghiaccio con una temperatura esterna, ma anche interna, attorno ai -6°. Il carcere di Castrogno (Teramo) sembrava una vecchia prigione della Siberia.
Credevamo fosse finita lì ed invece il 18/1 tre terribili scosse ci hanno fatto temere il peggio. Una sequenza paurosa.
A causa della neve caduta e il freddo pungente non era possibile andare al campo o ai passeggi, pertanto l’unica alternativa era restare in sezione. Il clima che si respirava era di un’imminente tragedia. Ad ogni sussulto, e questa cosa difficilmente la dimenticherò, vedevo gente sbiancare dalla paura. Senza ombra di dubbio, il terremoto è l’evento naturale più ingestibile; un istante sconvolge tutto.
La cosa che a me sinceramente ha preso male è stato non avere notizie da fuori.
Fortuna la domenica mi è giunto un telegramma che mi avvisava che i miei stavano bene. Ho tirato un sospiro di sollievo.
Al colloquio però ho appreso che la mia amata città, Teramo, era stata colpita al cuore.
Mia sorella l’ha definita una “città fantasma”. Pare che un terzo della popolazione si siatrasferita sulla costa e il mio timore è che si faccia la fine di L’Aquila, dove la ricostruzione è al palo e la popolazione rassegnata. Da come ho capito, i compagni vogliono mobilitarsi e indire una manifestazione. Credo questa sia la migliore risposta nei confronti di una classe politica serva del capitalismo.
Bisogna sbattere i pugni sul tavolo ed esigere che i soldi siano investiti per la ricostruzione e la prevenzione del territorio e non per dei fottuti cacciabombardieri o opere inutili come la T.A.V.
E’ giunto il momento di ribellarsi alle politiche emergenziali fatte di appalti pilotati e di poteri dati ai manager. La ricostruzione deve partire dal basso, con il popolo ad amministrarla. Se così sarà, l’Abruzzo tornerà a vivere.
Con rabbia e amore, Davide.
4 febbraio 2017
Davide Rosci, Loc. Castrogno, Strada Rotabile – 64100 Teramo

Posted in anticarceraria.


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