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Fogli di via da Sulmona

Dopo le denunce arrivate per il corteo No Snam di Sulmona dello scorso aprile, di cui vi avevamo già parlato, in questi giorni stanno arrivando anche i fogli di via dalla città ovidiana. Ad un compagno, contro cui gli sbirri hanno usato la forza per l’identificazione, causando la reazione della piazza. Ed a un altro ragazzo perché, testuali parole, “cercava in vari modi di riprendersi un proprio compagno”.

I fogli di via, come le denunce d’altronde, sono mirate. A maggior ragione i fogli di via, che sono misure amministrative, distribuite con molta facilità dalle varie Questure, per togliere di mezzo chi reputano fastidiosi per i loro piani. Ma se il foglio di via dev’essere dato perché qualcuno “ha cercato di riprendersi in vari modi un proprio compagno” dalle fauci questurine, non possiamo che essere fieri dell’atteggiamento dei nostri compagni, ma, al tempo stesso, non possiamo che fare delle considerazioni al riguardo.

Il monito è chiaro: lo Stato vuole che il nuovo tracciato della Snam si faccia, e con esso la centrale di Sulmona. Nessuno deve intralciare nella pratica, con le pratiche, questa devastazione. Pena la repressione. Nessuno, neanche, deve cercare di contestare l’opera dei devastatori o delle forze dell’ordine, messe a loro difesa. Pena la repressione. E queste righe non servono per piangerci addosso delle misure repressive, ma per chiarire le forze in campo ed i metodi che vengono usati. Perché la repressione ha molte facce: una di questa è l’isolamento a cui vuole relegare chi viene colpito, ed un’altra è la facilità con cui dispone di alcune misure. Con i fogli di via siamo in questa situazione. Non facciamo l’errore, e ci riferiamo ai tanti e le tante presenti a Sulmona quel giorno, di pensare che i fogli di via (in questo caso) siano qualcosa che riguardano solo quei ragazzi a cui sta arrivando. Perché proprio la facilità con cui vengono dati, determina un uso diffuso di questa misura repressiva, che può colpire chiunque. Ed in giro per l’Italia, purtroppo, vi sono centinaia di esempi.

Ma se chi ci reprime, pensa che con questa facilità può dividerci ed allontanarci dalle lotte, ha fatto male i suoi conti. Perché queste misure repressive mostrano, ancor di più, la vera faccia del nemico e piuttosto che creare isolamento, devono creare consapevolezza, solidarietà e complicità. Perché solo in questo modo la devastazione può essere evitata, ognuno con i propri modi, con le proprie tensioni, con le proprie azioni. Ma uniti nella solidarietà della lotta.

Posted in critica radicale, repressione.


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