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Dieci anni

Dieci anni fa, usciva il numero 0 di F(r)eccia – pagine di anarchismo e critica radicale, grazie ad un piccolo gruppo di compagni. Per i primi quattr’anni, il giornale, è stato un mensile diffuso solo sul cartaceo e distribuito in tutta Italia… a chi lo chiedeva, ovviamente. Per il restante tempo, il mensile si è trasformato in questo sito, continuando a fare quel che faceva prima. Per questo giornale dei compagni son stati indagati e processati per “istigazione a delinquere” e “propaganda sovversiva” (reato, quest’ultimo, che è stato tolto dal codice penale). Per i dieci anni, riproponiamo la copertina del numero 0 e l’articolo che introduceva queste pagine, perchè, in fondo in fondo, quel che ci muove è lo stesso da cui partimmo…

LUNGA VITA ALL’ANARCHISMO

F(R)eccia nasce dalla situazione del Laboratorio Anarchico “Il Mulino” a Montorio al Vomano (Te), tant’è che queste pagine sarebbero dovute uscire mesi addietro, ma perquisizioni, sequestri e vicissitudini varie ne hanno complicato di volta in volta la realizzazione. “Il Mulino” nel frattempo è stato fatto chiudere dai vari apparati statali, in sintonia tra loro, con la spinta essenziale della questura di Teramo. Ne è stato imposto lo sfratto per questioni igieniche … in un mondo sempre più inquinato dai loro veleni. Usano questa scusa per cacciarci da un nostro posto, adducendo come motivazione il tetto in eternit del laboratorio anarchico. Non fosse altro che tali pannelli sono gli stessi dei quali fomentavano la vendita per lo sviluppo delle infrastrutture più veloce possibile. Non fosse altro che ne hanno riempito palazzine, scuole, ospedali, carceri e fabbriche; ovvero luoghi dove quotidianamente siamo costretti a marcire. Noi siamo stati cacciati per il veleno che loro hanno costruito e ne hanno riempito tutti i luoghi.

Ma ciò ovviamente non ci ha impedito di creare nuove situazioni di lotta, ma anzi ci ha fatto diventare più scaltri nei confronti del potere, semplicemente per essere più efficaci possibili …

F(R)eccia dunque è una parte di questa efficacia. Una parte che intende comunicare situazioni che difficilmente si verrebbero a conoscere o verrebbero traviate dai vari  mezzi d’informazione del dominio. C’interessa che tale comunicazione abbia un effetto rincuorante in tutti quegli individui che vivono con tensione, anche minima questo esistente. Rincuorante, perché tramite la comunicazione, si rompe l’isolamento a cui questa società ci costringe per immobilizzarci, a partire dai nostri bisogni. E la rottura di tale isolamento è un punto di partenza per comprendere il proprio malessere, ma soprattutto per lottare, espandendo il più possibile la lotta, per riprenderci la nostra vita. Qualcuno asserisce che ciò può accadere anche a prescindere dal contesto che ci circonda, noi siamo convinti del contrario; perché solo attraverso la distruzione di questo esistente fatto di privilegi, gerarchie e gabbie più o meno ampie per contenerne i flussi, è possibile dare pienezza all’esistenza individuale ed alle sue espressioni.

Senza dilungarci sulle tematiche che verranno trattate di volta in volta, diciamo che

F(R)eccia sceglie il supporto cartaceo come forma di diffusione diretta e di concreto contatto e quindi, speriamo, rapporto, con chi verrà distribuita . Il supporto cartaceo è inoltre una forma concreta di reale a differenza del dilagare del virtuale, che altro non è che forma di dominio che cancella i rapporti ed espande il mercato. Questa scelta quindi non è casuale, bensì è finalizzata ad una umanizzazione dei rapporti che con  l’avvento di internet sta subendo una progressiva degradazione. Siamo stanchi di freddi e disumanizzanti monitor e tastiere.

Non abbiamo una classe di riferimento , né ci sentiamo di appartenere ad alcuna, ma percepiamo vicinanza, solidale ed emotiva, nei confronti di tutti quegli individui esclusi, che vivono ai margini di una società che fagocita uomini e donne così come fagocita merci. Ai margini per scelta, più o meno spontanea, o per costrizione. La feccia, la parte che viene considerata più spregevole della società.

Ma ognuno con i propri malesseri e le proprie catene non è altro che feccia. Ognuno, anche se non viene considerato parte spregevole per questa società, ne è pur sempre un semplice pezzo dell’ingranaggio, senza volontà e decisione, un deposito, un sedimento, un prodotto di scarto. La feccia è anche questa.

Creare rapporti tra tutti questi individui è il miglior modo per riconoscere chi e cosa toglie gioia e dignità alle nostre vite. Essere complici di chiunque se ne ribella  è il miglio modo per colpire, perché così la lotta si espande, diventa più efficace e al tempo stesso crea coscienza, in senso lato, ovvero della percezione di sé e del mondo e dunque dei rapporti di forza che lo governano.

Tutto ciò spetta a noi: fare in modo che noi, la feccia, possiamo essere una freccia costante contro il potere, creando conflitto, per vivere finalmente liberi.

 

 

 

 

Posted in anarchismo, critica radicale.


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